La Bambola e il piccolo Gigante
La Bambola dagli occhi troppo grandi fissò il piccolo Gigante. L'aria si faceva sempre più grigia. Il vento sempre più polveroso.
“E' brutto scoprire quanto poco ho significato per te”, mormorò.
“Nessuno significa veramente troppo per un piccolo Gigante. Ma tu devi essere importante per te stessa. Solo quello conta.”
Seduto sulla lapide, il piccolo Gigante faceva penzolare le gambe come un bambino.
Le lacrime non uscivano dagli occhi troppo grandi della Bambola. Le sarebbe piaciuto che qualcuno potesse disegnare due lacrime d'inchiostro sotto i suoi occhi verdi. Strinse le mani di stoffa intorno al musetto.
“Ci avevo sperato. Mi avevi detto cose così belle. E poi scopro che erano solo parole. Solo parole. Non è carino.” Sospirò. “Una volta credevo nelle parole.”
“Le parole sono cose che si dicono.” Il piccolo Gigante guardò l'orizzonte sempre più livido. “In realtà una c'è. Quella che mi ha ferito. Qui.” Mostrò la cicatrice sulle labbra. “Non puoi dimenticare qualcuno che ti ferisce.”
La Bambola avrebbe sorriso, se solo avesse potuto mutare la sua espressione sconsolata.
“Allora io non ti dimenticherò mai.”
“Ti ho fatto così male?” chiese il piccolo Gigante ingenuamente. Quasi tremava al pensiero, appollaiato sulla sua lapide.
La Bambola aprì la sua casacchina di velluto consumato, e dove le persone hanno un cuore, mostrò una ferita mal cucita. Poi con le piccole dita tirò il filo, fino a scucirla tutta. Un po' di candida imbottitura sbocciò dal taglio come un fiore.
Avrebbe sorriso, la Bambola. Ma la sua espressione era fissa, dai tempi dei tempi.
Le piccole dita frugarono dentro il suo petto, fino a che non lo trovarono. Un perfetto cuore di stoffa rosso. La Bambola si avvicinò al piccolo Gigante, trascinando le scarpe di vernice graffiata sui ciottoli. Depositò il suo cuore ai piedi della lapide. “Tieni. Non mi serve più, ormai.”
“E io cosa me ne faccio?” chiese il piccolo Gigante.
“Quello che vuoi,” rispose la Bambola. “Quando hai solo te stessa, un cuore non ti serve.” Scosse la testa. “Per ogni ferita che ricevi, finirai per infliggerne una. Anche senza saperlo.”
Il lontananza, il temporale in arrivo brontolava cupo. La Bambola girò le spalle alla lapide, desiderando la pioggia.